Alice Channer, Material, 2009courtesy: Courtesy: the artist and The Approach
Stavo ascoltando un'intervista che hai rilasciato di recente, in cui hai affermato che il tuo è un tentativo di fare qualcosa per il presente e che consideri i tuoi lavori come entità contingue. I lavori dipendono dalla presenza: io ho bisogno di essere lì per collocarli ed è necessario che il pubblico sia presente nella stanza. Hanno un rapporto molto particolare con il tempo. L'opera è un tentativo di rendere visibile lo scarto tra una cosa ed un'altra e quello scarto è lo spazio tra il soggetto e l’oggetto. Di conseguenza, c'è un senso in cui le opere non sono contigue – si estendono per acquisire le dimensioni date, ma rimangono riconoscibili in se stesse, come oggetti, sculture. Mentre pensavo al progetto per Showreelproject.com stavo leggendo Gravità e Grazia di Simone Weil, per cui “Ogni separazione è un legame.” In un passaggio del libro descrive due prigionieri in celle adiacenti, separate da un muro che usano per comunicare. Ho pensato di usare questa frase come titolo per la mostra. Il muro rimane solido, resta una divisione, ma è trasformato in materia. Voglio che i miei lavori facciano lo stesso con la vetrina di Via Pastrengo. Un altro aspetto che apprezzo molto è che in tutta la documentazione fotografica del progetto è visibile il riflesso dell’esterno, la persona che scatta la foto, e sono curiosa di vedere come questo funzionerà in relazione al mio lavoro.
Vorrei tornare sul concetto di “spazio negativo”, che permette di vedere da un punto di vista inedito cose apparentemente comuni, evidenziandone il potenziale. M’interessa sapere qualcosa di più anche del passaggio dai bordi spigolosi dei lavori presentati the Approach, ai bordi più arrotondati dei tuoi ultimi lavori. L’aspetto più interessate del lavorare con le curve è la realizzazione, perché richiede un lavoro di coppia. Con i bordi squadrati il processo è molto lineare, razionale. Tagli il metallo a una certa misura e poi lo saldi insieme. Curvarlo, invece, richiede la presenza di un’altra persona, è un processo umano che coinvolge sentimento, movimento e giudizio. I nuovi lavori curvi, a differenza di quelli squadrati, diventano un equivalente di me quando li guardo. Li immagino come equivalenti degli occhi o dei polmoni. Il corpo è composto da questi organi doppi e mentre guardo l’opera, i miei polmoni, respirando, si espandono e si contraggono. Le coppie di lavori tentano di imitare questa dilatazione e contrazione che avviene nel corpo. Il mio progetto per Showreelproject.com si compone di una coppia di forme ellittiche curve in allumino, una leggermente più piccola dell'altra, che saranno affiancate dentro la vetrina. Ognuna è ricoperta da una guaina di tessuto. In questo modo, immaginandole come parte integrante del mio corpo, quando guarderò la vetrina per me sarà come essere sia dentro che fuori, acquistando consapevolezza sia del limite che della sensazione di movimento che l'attraversa.
Alice Channer, Now, In, Untitled, Untitled, 2008courtesy: Courtesy: the artist and The Approach
L'altro aspetto che vorrei sottolineare è la relazione fisica che il tuo lavoro implica. Il lavoro è totalmente tuo, ma il processo che conduce alla sua realizzazione dipende da competenze artigianali altrui. Hai detto di rivolgerti sempre alle stesse maestranze, e questo ci riporta a quando discutevamo della collaborazione e dei rapporti umani che sembrano completare le tue opere. Hai scelto un tessuto specifico per ricoprire la struttura ovale? Non so se ho scelto o se sono stata scelta. Cerco di trovare un modo per lasciare che siano i materiali a guidarmi, e quando questo accade ho l’impressione che siano loro a lavorare per me, e non viceversa. Attualmente sto utilizzando questo tessuto arancione molto flessibile ma dal colore incredibilmente artificiale. È scomodo da indossare, ed è per questo motivo che credo funzioni così bene nelle sculture. Lo cucio in un tubo lungo e stretto che poi viene tirato intorno a una forma ellittica, in modo da aderire molto in alcuni punti e meno in altri. Ciò di cui stiamo discutendo - il colore, il disegno, la forma e il corpo - si concretizza nei lavori in un tessuto compresso e aderente, che esiste come potenziale. Sono queste le caratteristiche che mi portano a ripetere il processo di piegatura nei lavori con il tessuto. Credo che l’arte offra uno spazio di amplificazione, e questa è una delle caratteristiche che più mi ha attratta di Showreelproject.com – mi piace molto il fatto che la mostra esista solo per una settimana in uno spazio molto limitato, e poi il luogo torni ad essere un negozio.
Non mi interessa particolarmente definire il tuo lavoro come pittura o scultura perché ciò che offre, per quanto mi riguarda, è una compattezza concettuale che deriva dal suo essere condensato, presentato come un'essenza. La condensazione è senza dubbio la qualità che più relaziona il mio lavoro al concettualismo, ma non credo che si possa definire un’essenza. È più disobbediente. Continuo a ritornare all'incontro che ho avuto con una classica opera d'arte concettuale di Michael Asher: Vertical Column of Accelerated Air. Attualmente questo lavoro esiste negli scritti e nei diagrammi di Asher che descrivono l'opera in modo secco e scientifico. L’opera consisteva in un dispositivo d'aria condizionata nascosto nel muro della galleria e i visitatori, mentre passavano, potevano sentire l'aria sulla pelle. Leggendo questa descrizione nella biblioteca, la mia esperienza del lavoro è stata sensuale e immediata, una reazione inappropriata e intima all'Arte Concettuale.
Mi seduce il termine dematerializzazione, ma lo trovo anche problematico. Voglio che il mio lavoro sia presente qui e adesso. Allo stesso tempo, il tipo di materialità e presenza che voglio non è letterale o diretta. Questa era l'ortodossia nella scuola di scultura in cui ho studiato, ma la mia esperienza del mondo semplicemente non è questa.


























