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Cyprien Gaillard , Real Remnants of Fictive Wars (part IV), 2005
Laura Bartlett Gallery, London

Cyprien Gaillard

by Edoardo Bonaspetti

Cyprien Gaillard, classe 1980, francese con studi svizzeri, nel giro di una manciata di lavori ha già cominciato a dare corpo a scenari interessanti. Come i paesaggi idillici dei suoi video, sui quali, però, si posano nubi di fumo sospette (e il titolo spiega che si tratta di “Residui reali di guerre immaginarie” [Real Remnants of Fictive Wars]). O le sue incisioni del ’600 contraffatte, nelle quali palazzoni di cemento e vetro spuntano fra boschi e laghetti, plausibili nello stile del disegno, assurdi in tutto il resto. L’edilizia razionale di massa come qualcosa di già così remoto come i paesaggi di quattro secoli fa? O il segnale che il deturpamento della natura è così esteso da proiettarsi a ritroso, nel ricordo e nell’immaginazione? Meglio approfondire.


Partirei dalla prima volta che ho incontrato il tuo lavoro. Mi hanno subito colpito le incisioni in cui hai inserito costruzioni squallide e anonime in paesaggi olandesi del Settecento. La presenza umana è latitante e le vedute sono cupe e angoscianti. Mi parli di questo lavoro?
Lo sfasamento temporale di queste costruzioni anonime, "sradicate" dal loro habitat usuale e inserite in paesaggi iperclassici del diciottesimo secolo, sottolinea due problematiche importanti nel mio lavoro. Primo: la questione delle utopie moderne. Secondo: la definizione di una nuova forma urbana di Romanticismo.

Cosa intendi quando parli di "una nuova forma urbana di Romanticismo"?
Vedi, il fatto è che tutti gli edifici che amo di più in Europa saranno distrutti nei prossimi dieci anni. Per esempio, sono appena tornato da Newcastle, dove ho partecipato a una mostra al Baltic; ho trascorso tre giorni in questa città, girando in bicicletta tra i suoi sobborghi. Due dei più grandi edifici di Newcastle sono stati disegnati dall'architetto brutalista Owen Luder e stanno per essere demoliti.
A gennaio invece ero a Glasgow (città in cui è situato oltre il 50% dei grattacieli del Regno Unito), per filmare la distruzione di un tower-block. Lo scenario è sempre lo stesso: nei prossimi cinque anni la Glasgow Housing Association demolirà la metà di queste costruzioni con lo scopo di "cambiare lo skyline della città", per utilizzare le loro parole.
Ho il progetto di trasferire tutti questi edifici destinati alla demolizione in un grande parco che costruirò nel sud della Francia: proprio come fece qualcuno negli anni Ottanta, smontando roccia per roccia alcuni castelli francesi per poi ricostruirli nei suoi vigneti in America. Nel mio parco sarà tuttavia concesso a questi edifici di diventare delle vere e proprie rovine in un tipico paesaggio romantico, con le sue colline, i suoi laghi e le sue cascate. Questo parco definirà una nuova forma urbana di Romanticismo, molto simile ai "parcs aux ruines" francesi del diciottesimo secolo.

L'estetica brutale che caratterizza molti degli edifici su cui lavori sembra fare da contraltare a una profonda delusione per il fallimento di modelli sociali utopistici...
Il contesto politico e sociale dal quale questi progetti sono nati è piuttosto secondario rispetto al mio approccio ai complessi residenziali. Ciò che mi ha subito affascinato è stata infatti un' attrazione quasi romantica verso questi edifici; un sentimento che potrei paragonare alla fascinazione dei Rovinisti francesi per gli scenari derelitti.
Tuttavia, scegliere di riprendere questi spazi abbandonati è un atto che col tempo si è caricato di un altro significato. Molti paesi europei hanno adottato delle assurde politiche di bonifica che comportano la distruzione o la totale ricostruzione di questi edifici. L'emergenza di questa situazione ha quindi spinto il mio lavoro oltre i confini della pura attrazione, perchè potrei essere uno degli ultimi a documentare l'esistenza di queste "rovine".

La serie si chiama Belief in the Age of Disbielef. In che cosa secondo te si può ancora credere?
Quando ho dato questo titolo apparentemente enigmatico alla serie, quello a cui che realmente miravo era evidenziare la regressione che le società moderne stanno vivendo.
Penso che quella in cui viviamo sia un'epoca di sogni infranti e aspettative deluse. Comunque, i tower-block che rappresento nel mio lavoro sono secondo me i segnali di ripresa di una certa forma di credo. Si sente un'eco del Medioevo, dei suoi castelli inaccessibili e minacciosi, della sua fede cieca nella Chiesa, delle sue guerre infinite. Esiste una parola francese che esemplifica quest'analogia: "citè" - termine che indica allo stesso tempo i tower-block di cui parlavo, i casermoni delle periferie, e la città (intesa non nel senso corrente ma come polis, come centro e motore dell'organizzazione della comunità).

Cyprien Gaillard , Desniansky Raion, 2005
courtesy: Cosmic Galerie, Paris


Sembri affascinato da una certa idea di bellezza che si trova nei paesaggi alterati dall'intervento dell'uomo. Che idea hai della natura?
La natura in sé non mi interessa: la considero unicamente come parte dei miei paesaggi moderni. Non riesco a separare le due dimensioni naturali: quella antropizzata e quella vergine. Sono nato nel 1980 e queste costruzioni hanno sempre fatto parte della mia idea di paesaggio.

Queste costruzioni sembrano comunque fare riferimento ad un modernismo umiliato dal fallimento delle sue utopie sociali. Credi che nel tuo lavoro esista una dimensione utopica?
Penso che l'unica dimensione utopica del mio lavoro sia il suo essere prodotto al di fuori degli studi, dei laboratori, in uno sforzo (che condivido con la Land Art) di riconciliare il mondo dell'arte con quello reale.

Spesso l'identità si definisce opponendosi a qualcosa, a qualcuno. A cosa può essere opposto il tuo lavoro?
È in aperta opposizione con i lavori prodotti in studio da studio-artist.

Quest'anno partecipi ad Art Basel, nella sezione Unlimited, la più spettacolare. Cosa dobbiamo aspettarci?
Porterò il mio ultimo video, Desniasky Raion: un lavoro a cui mi sono dedicato negli ultimi quattro anni e che ho girato nelle periferie di Parigi, San Pietroburgo, Belgrado e Kiev.

È un video in cui si alternano vandalismo ed estetica minimalista, ordine e caos. Ci sono la violenza brutale di due bande, i crolli pirotecnici di grandi costruzioni e le geometrie architettoniche di una serie di edifici a Kiev. Gli effetti sono destabilizzanti. Cosa c'è all'origine di questo conflitto?
L'origine può essere probabilmente rintracciata in ciò che ho detto in merito alle politiche europee di rinnovamento e "riqualificazione" di intere aree urbane. I contrasti che ho utilizzato nel video mostrano le forti analogie che esistono tra il nostro presente e le epoche passate. Il grande combattimento rappresentato nella prima parte del video (che è composto come un trittico) si oppone formalmente a ciò che chiami le "geometrie architettoniche" delle costruzioni a Kiev, che per me rappresentano il legame con l'Età della Pietra. È stato impressionante accorgersi, mentre sorvolavo Kiev per le riprese, di quanto questi edifici assomigliassero ad un sorta di Stonehenge ucraina.

È vero che per queste riprese, hai volato illegalmente con un ultraleggero?
Si, e tutto per evitare la burocrazia dei paesi est-europei. Ottenere tutti i permessi mi avrebbe preso troppo tempo.

E come mai quest'attenzione per le connessioni tra epoche diverse?
Penso che il tempo non sia solo un concetto mentale. Di fronte a luoghi come Desniansky Rayon o siti come quelli di Stonehenge e The Ring of Brodgar, mi accorgo di come il tempo assuma una vera e propria presenza fisica.

Cyprien Gaillard , Desniansky Raion, 2007
courtesy: Cosmic Galerie, Paris


Hai anche un gruppo, The Landsc Apes, con cui hai prodotto la musica per Desniansky Raion. Che ruolo ha giocato nel video? Quali sono i prossimi progetti del gruppo?
Non sono sicuro che i The Landsc Apes possano definirsi propriamente un gruppo. Direi piuttosto che sono il risultato della mia collaborazione con il musicisa Koudlam. Con lui ho realizzato la musica che è il cemento del video, che gli permette di trascendere i generi, di essere fuori dal tempo e dallo spazio.
Il progetto più imminente è l'uscita dell'album di Koudlam,"Goodbye", per il quale mi sto occupando dell'artwork.

Nel 2002 hai avviato Real Remnsants of Fictive Wars, una serie di film che documentano altrettanti interventi di Land Art. Mi parli di questo progetto?
Pochi anni fa ho iniziato ad utilizzare degli estintori rubati per degli interventi di Land Art. A dire il vero, quando ero al liceo li utilizzavo già per delle battaglie che scatenavamo nei parcheggi. E questi film esistono anche come forme di celebrazione di quelle mie "attività" illegali. La serie è composta da sei parti, ognuna delle quali ha una diversa ambientazione. Tutti i lavori, comunque, si sviluppano attorno a un elemento, una nube di fumo bianco che emerge da alcun estintori nascosti e inonda lentamente la scena di polvere bianca. Penso che questa magnifica espansione di fumo permetta allo spettatore di rinnovare la sua visione della scena quando poi il fumo si estingue e svanisce. Lo scopo degli estintori è infatti quello di "indebolire" il paesaggio per poterlo rivelare.

Pensi che sia possibile vedere il vandalismo e alcune attività illegali come strategie che offrono nuove prospettive?
La nube che si forma da questi estintori cancella letteralmente il paesaggio. In seguito questo viene ridisegnato, quasi come se la nube, che un momento prima lo ha annichilito, lo riportasse in vita e gli conferisse una dimensione più profonda. È qualcosa che ha a che fare con il processo di rappresentazione. Moltissimi paesaggi non sopravvivono a questo processo e, anche se possono essere stupendi, una volta che sono catturati e rappresentati da un artista muoiono. Il mio intervento distrugge il paesaggio ma in realtà gli permette di sopravvivere alla sua rappresentazione.

Cyprien Gaillard , Desniansky Raion, 2005
courtesy: Cosmic Galerie, Paris


In questi lavori hai sempre utilizzato un proiettore cecoslovacco 35 mm. Quale è la ragione di questa scelta?
Ho lo stesso problema di molti land artists: vado da qualche parte, faccio qualcosa ma intorno a me ho solo poche persone a testimoniare l'intervento. Non volevo ridurmi a documentare le mie azioni con delle fotografie come molti hanno fatto, quindi ho deciso di utilizzare una cinepresa 35 mm per registrare quello che originariamente era un lavoro di Land Art, trasformando la documentazione in un film. Impostando poi la cinepresa per catturare 32 immagini al secondo, ottengo un effetto di "slowmotion" realistico e conferisco al lavoro una qualità narrativa.

Nell'ultimo film della serie, in cui invadi con una nube bianca la Spiral Jetty di Roberth Smithson, rielabori a modo tuo la nozione di entropia definita dall'artista: un movimento di trasformazione che tende irrimediabilmente verso il caos.
Io celebro proprio questa mancanza di ordine, e se non c'è la produco. Un paesaggio distrutto o parzialmente distrutto è sempre più bello di uno perfetto. La scorsa estate sono andato alla Spiral Jetty e l'ho "attaccata" con alcuni estintori rubati a Salt Lake City. Quello che ho fatto è stato un atto vandalico su ciò che è ormai diventato un monumento nazionale. Tuttavia quello che vedi nelle immagini che documentano questa azione è un nuovo stato naturale della Spiral Jetty. Questa è l'essenza del mio lavoro: la possibilità di essere sedotto dalla mia arte e accettare o meno le azioni o le conseguenze che questa genera.

Nei tuoi lavori, la nostra vita sembra segnata da una violenza congenita, quasi patologica. La società distrugge e rovina nella stessa misura in cui si arricchisce e produce. È una relazione inevitabile?
Condannare e/o combattare contro l'inevitabile è inutile. Sono convinto che il mondo e la vita in tutte le sue forme siano regolate dalla legge dell'entropia. Io celebro questo principio di inevitabile decadimento e in qualche modo lo accelero: sia attraverso il mio lavoro (gli estintori, il tagliare gli alberi...) sia attraverso la mia vita di tutti i giorni (il mio persistente rifiuto a riciclare). Penso che attraverso il caos si raggiungerà una nuova armonia. Proprio oggi ho sentito alla radio una dichiarazione di Putin riguardo il surriscaldamento globale:"un innalzamento di due o tre gradi non preoccuperà una nazione tanto a nord come la Russia. Potremo risparmiare in pellicce e le raccolte di grano cresceranno!"
(01/06)

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